Tazaungdaing

candeleApre un sipario di denti imbrattati di betel e sbatte le lunghe ciglia che luccicano al riflesso dei fari del palco. Lui è di sicuro pronto per lo scatto. Non ho idea di come si chiami ma è felice e dispensa un’ammirazione imbarazzante, pronto per scattare una foto. È arrivato sventolando il suo smartphone come una bandiera, in segno di conquista, e si è messo in posa per portare a casa il suo piccolo ricordo con la straniera. Siamo nel bel mezzo di una marea umana che si muova estatica, disinibita dai fumi dell’alcol. La festa si gonfia di luci e odori estranei proprio dietro le nostre spalle. L’amalgama di gente venuta dai villaggi vicini si riversa sullo spiazzale dove il prossimo gruppo sta preparando la grande lanterna che si libererà nel cielo. Li guardo dimenarsi con i loro longyi spiegazzati dal trambusto delle gambe danzanti e mi solletica un’emozione diversa, la stessa che ho provato la prima volta che ho letto la storia di questo Paese. Mi dico  – e lo penso – che quest’anno ad accogliere la luna piena c’è una felicità incomparabile che non si provava da tempo. Ai sorrisi offerti senza timore si aggiungono le strette di mano, le sigarette in omaggio, un bicchiere di birra levato al cielo per l’ennesimo brindisi. Ci guardano, stupefatti ed entusiasti, perché siamo lo specchio dietro al quale si sono nascosti per tanti, troppi anni. Siamo il passo che si fa lungo e veloce sulla frontiera finalmente spalancata, la gioia di un cambio spaventoso e straordinario, qualcosa di nuovo che non è stato ancora toccato e che pure pare troppo prezioso per essere sprecato questa volta. A Taunggyi la ruota panoramica si muove con la forza delle braccia dell’uomo per un giro che riporterà tutti a terra nel tempo fugace di alcune grida. Dei bracieri girano per servire la carne preparata per l’occasione, birra e whisky sono venduti ai baracchini lungo le strade mentre gruppi riuniti intorno all’enorme lanterna di carta sperano di liberare le loro voci in un canto di vittoria per il volo spettacolare nel cielo. Mi avvicino timorosa alla grande coda decorata con piccole candele, tutt’intorno uomini, donne e bambini reggono come una reliquia quell’intricato intreccio di corde e stoppini. La cerimonia dell’accensione dura il tempo di un battito di ciglia: d’improvviso una processione suntuosa di luci si srotola davanti ai nostri occhi. È un’equazione pericolosa e spettacolare quel passo cauto che accompagna l’equilibrio del rituale. Il fuoco si libera violento all’interno di un sottile foglio che si apre in una spettacolare visione davanti al pubblico. Ed ecco che la forma cambia e prende vita sotto la potenza dell’aria calda, mettendo in piedi, come un soldatino diligente, la lanterna. Le fiammelle tremano al tocco del vento e dei canti, restano sospese sulle mani che religiosamente si prodigano per non farle cadere. Le urla si affastellano in un gioco ritmato di incitazioni. C’è un intervallo di pochi secondi prima che la meraviglia esploda in un applauso e si chiuda con le danze che celebrano il gioco riuscito. Dall’alto, la carta tesa al vento mostra tutti i suoi colori, un cielo nero così non si era mai visto prima. La luna fa capolino tra i fuochi artificiali che sfavillano nell’aria e sulle teste in contemplazione così che il giubilo si confonde con il terrore e l’adrenalina.

Vale la pena rischiare. Rischiare di essere colpiti dai resti del fuoco, dallo scoppio improvviso di un petardo che come goccia si precipita sugli sguardi attenti, rischiare di restare uccisi, per troppa bellezza e voglia di libertà.

Il Festival delle luci, noto anche con il nome di Tazaungdaing, celebra il giorno di luna piena di Tazaungmon (l’ottavo mese del calendario birmano) ed è considerato festa nazionale in Birmania, segnando anche la fine della stagione delle piogge. Per l’occasione, diverse enormi lanterne vengono liberate nell’aria, in uno spettacolare gioco di luci e colori. Il festival nel corso degli anni ha contato diversi incidenti, includendo morti e feriti, a causa della caduta improvvisa di alcune lanterne e del loro conseguente incendio o per lo scoppio di alcuni petardi che, liberandosi nell’aria nel momento dell’ascensione, possono colpire come schegge impazzite gli spettatori presenti all’evento.

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